Che cosa ci salva dall’acqua alla gola?

Mondo · Luca Pezzi
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22 mayo 2023
Confortano le scene dei ragazzi impegnati a spalare acqua e fango, conforta l’unità che si genera nell’emergenza, la solidarietà e le raccolte fondi.

Scrivo da Roma, ma sono nato a Russi, provincia di Ravenna, uno dei cuori alluvionati della Romagna. In queste ore non posso non pensare ai miei genitori, ai miei zii e parenti, con loro alla mia infanzia e al principio di quello che oggi è la mia vita.

Monitoro costantemente il livello dei fiumi dal telefono. Russi sorge in mezzo a campi e porcilaie, in uno spazio di 10 km fra il Lamone e il Montone. Non ci avevo mai pensato. Fiumi sconosciuti ai più. Gli argini li percorrevo da bambino con la mountain bike. Innocui fino a ieri quando sono passati dal livello di due metri d’acqua a quello di dieci in poche ore, tracimando e distruggendo abitati e campagne.

Ma le notizie passano, le notizie si dimenticano. Restano solo quando toccano la vita. A Russi non c’è il mare, non c’è movida eccetto quella settimana di settembre quando arrivano la giostre. Ci sono i campi, il cimitero, i bar degli ex circoli dei partiti, ci sono tante belle persone, ma in generale a Russi non ti fermi. A Russi o ci abiti o ci passi. Come l’acqua che scende a valle dalle terre fradice a monte. Ravenna si trova a circa 15 km, a circa 16 c’è Lugo, a 17 Faenza e poco più in là Forlì.

Di fronte alle drammatiche immagini di questi giorni, al defluire lento delle acque e alle campagne trasformate in lagune, di fronte ai raccolti andati, ai cumuli di mobili grigio fango sulle strade, di fronte alla morte e alla distruzione, di fronte alla pioggia che minaccia di tornare cosa resta?

A Roma vivo con mia moglie. Ieri ospitavamo a cena una dozzina di amici, casualmente per metà romagnoli. Immigrati per lavoro. Festeggiavamo la promozione lavorativa di uno, la fine della prima fase del concorso di magistratura di un altro, il ritorno dal viaggio di nozze di altri due. Sono usciti vari argomenti: la scelta di rinunciare alla carriera in ospedali di eccellenza per quello di borgata (unico disponibile in città) per poter formare una famiglia, l’ansia pre-esame e la sensazione di aver sacrificato inutilmente un anno dedicato interamente allo studio per poi uscire senza consegnare l’ultima prova. La guerra in Ucraina e inevitabilmente gli allagamenti a danno di amici e parenti in Romagna. Ascoltavo e pensavo ai tanti interrogativi che ci portiamo dentro. Abbiamo tutti la nostra acqua alla gola. Le nostre ferite, i nostri imprevisti, i nostri conti non tornati.

Confortano le scene dei ragazzi impegnati a spalare acqua e fango, conforta l’unità che si genera nell’emergenza, la solidarietà e le raccolte fondi; e appena possibile sarò dai miei genitori per fare la mia parte, ma di fronte a queste immagini viene a galla tutta la fragilità delle analisi, l’irresolutezza delle recriminazioni e l’inconsistenza delle risposte penultime. Se tutto si allaga? Io chi sono? La realtà fa emergere potentemente le domande e ancora una volta ci sfida alla risposta.

 

Legge anche: “La fede mai immotivata: verifica tra ciò che l’uomo attende e la Presenza di Dio

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