Intervista a Davide Biasoni

Carrón mi ha aiutato a liberarmi della tentazione di appropriazione del carisma di CL

Sociedad · Sefa Levy
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21 junio 2023
Biasoni ex responsabile di Comunione e Liberazione in Europa racconta la sua esperienza negli ultimi anni. E segnala che “Carron esplicitamente, almeno in due occasioni,  ha affermato che la che l’autorità ultima di Comunione e Liberazione non veniva trasmessa per successione”

Per un lungo periodo sei stato responsabile di Comunione e Liberazione in Europa: qual è stata la tua esperienza in questi anni?

Dal punto di vista della mia persona è stata una incredibile occasione di conversione, la sollecitazione che sentivo impellente ogni volta che partivo per qualche visita o che avevo qualche riunione o colloquio, di non poter fare io il movimento, ma di essere sempre più consapevole della necessità di essere salvato in primis io.

Insomma ho potuto verificare quanto diceva don Giussani :

“La continuità con “l’allora” si ristabilisce solo per il riaccadere dello stesso avvenimento, dello stesso impatto ora. Dieci o vent’ anni dopo, la stessa esperienza prosegue se uno parte dall’imbattersi in una realtà nuova e, «come un bimbo svezzato in braccio a sua madre», si abbandona, segue, obbedisce.”

Tutte le volte che puntavo sulla mia intelligenza, scaltrezza o sensibilità era solo ordinaria amministrazione, se invece ci sfidavamo a cercare e riconoscere i segni di questa novità, i nostri incontri ed il tempo passato insieme erano entusiasmanti e liberanti, proprio perché scoperti abitati da un Tu.

La verifica di questo l’ho potuta fare sia nel mio microcosmo, (il mio io, il rapporto con mia moglie e i miei figli, con i colleghi al lavoro, con gli amici), sia nelle realtà di movimento che ho avuto l’opportunità di seguire da vicino, ma quello che forse più mi ha impressionato è stato come la guida ultima del movimento non puntasse su altro.

Perché in questo periodo è sottolineato che lo scopo del movimento e generare un adulto certo, un adulto che abbia una tale certezza da introdurre nel mondo una posizione originale davanti a ogni dimensione della vita umana, personale e sociale?  Perché è sottolineato che la posizione originale ha a che vedere con l’autocoscienza? 

Oltre ad essere uno dei passaggi sui quali don Giussani ha molto insistito, fin da sempre oso dire, mi è parso indispensabile in questo momento storico che gli ultimi Papi hanno definito come un cambiamento di epoca, i cui confini ancora non comprendiamo bene.

Io sono rimasto affascinato da questa proposta proprio verificandone la portata innanzitutto nella mia vita, davanti alla sfida educativa dei i miei figli, o vedendo amici giovani affrontare malattie mortali con una inspiegabile vertiginosa letizia.

Ricordo molto chiaramente di un tempo di grande difficoltà in famiglia, mia e di mia moglie, davanti alle opposizioni di alcuni figli, e di come sia stata occasione di conversione per noi genitori, per andare a fondo della nostra autocoscienza, per poterli trattare prendendo sul serio lo stesso infinito bisogno che alberga nel mio cuore, e non solo convincendoli a fare la cosa giusta.

La stessa cosa ho visto essere efficace nel mio lavoro: per non cedere alle misure reciproche in cui spesso e volentieri ci inchiodano i calcoli che abitualmente animano i rapporti nel mondo professionale, tanto più uno è consapevole di “essere tu che mi fai”, tanto meno si trova imprigionato in questi calcoli.

Poi ho visto continuamente la comunione rinascere li dove qualcuno prendeva sul serio questa proposta, in me e nelle comunità che ho potuto visitare in questi anni.

E perché tanta insistenza sull’esperienza, sulla personalizzazione della fede, sulla ragione, sul valore del senso religioso, perché dice Cl: la fede cristiana non solo non teme l’uso pieno della ragione, ma lo esige? 

Questa domanda mi rende tutto l’entusiasmo della ragione della mia adesione al movimento: la fede come vertice della ragione, non perché me lo dice qualche esperto, ma perché vedo che rinvigorisce tutto di me, rende più indispensabile andare a fondo di ogni circostanza, mettersi in discussione, non censurare niente di me e della realtà, neanche le contraddizioni o i limiti.

Insomma questi ultimi anni sono stati la possibilità di un cammino di conoscenza che non mi sarei mai aspettato, e di scoperta di compagni di avventura in tante persone, non necessariamente di fede o del movimento, sia nella mia vita personale che nella vita del movimento. Da questo punto di vista penso a tutti i rapporti nati con le presentazioni della vita di don Giussani, dei testi di Carrón, o dei vari meeting a Rimini o nel mondo, fino addirittura a Il Cairo.

Il precedente presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, Julián Carrón, si è dimesso dal suo incarico prima che scadesse il periodo di due anni previsto dal Decreto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita del giugno 2021. Tale decreto stabiliva le modalità di elezione dei vertici dei movimenti e prevedeva un periodo di due anni per la transizione. Prima della pubblicazione del decreto, avevate affrontato la questione della sostituzione della presidenza della Fraternità negli organi di governo del movimento? 

Certamente. Il compito principale della diaconia centrale era proprio quello di identificare quale fosse la guida di cui avevamo bisogno, pertanto, secondo quanto don Giussani insegna fin dalla prima premessa del senso religioso, cioè che il metodo è imposto dall’oggetto, in tutte le occasioni di incontro vi era ampio spazio per un dialogo sulla vita della fraternità, da cui poi si potesse derivare un giudizio consapevole sulla proposta necessaria.  In particolare in occasione dell’ultima elezione, tenutasi nel marzo 2020, Julián Carrón aveva voluto che iniziassimo a prepararci coscientemente fin dalla diaconia centrale del marzo 2019, sfidandoci a guardare a fondo quello di cui il nostro popolo aveva bisogno.

Con Carrón era chiaro che l’autorità ultima di Comunione e Liberazione non veniva trasmessa per successione? 

Direi addirittura chiarissimo. Ho in mente almeno due occasioni in cui la risposta fu data anche a domande esplicite, penso siano proprio verbalizzate e facilmente recuperabili se qualcuno volesse approfondire.

Inoltre alla diaconia del marzo 2019 citata prima, invitandoci ad arrivare preparati alla elezione del presidente che si sarebbe tenuta l’anno seguente, Carrón ci disse che le critiche che gli erano state mosse erano lecite.

E poi tutta la prassi di vita, con la sfida continua a riconoscere chi era autorità nella propria esperienza, e non a convincerci di qualcosa calato da chissà dove o deciso per qualche interpretazione della continuità del carisma.

Hai visto qualunque tentativo di appropriazione e personalizzazione del carisma?

Di tutti i colori, incominciando da me stesso, pessimo tra i pessimi. Ma il paragone con il richiamo all’esperienza nella sua verità più pura e la libertà con cui vedevo Julián guidare il movimento mi ha sempre aiutato a liberarmi da questa tentazione. E così ho visto continuamente accadere intorno a me.

Credo che il modo con cui lui usava paragonarsi costantemente con Giussani sia stata la chiave: non proporci una sua visione delle cose, un suo discorso, ma continuamente immedesimarsi con il punto di origine della nostra storia. Da una parte le sfide della realtà, con la sua complessità, dall’altra i testi, la personalità di Giussani. In mezzo l’io! È stato un grande insegnamento di quanto possa essere efficace fare la scuola di comunità!!

 

Legge anche: «Dieci anni per ricominciare«

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