Cara Ana, cosa succede dopo un utero in affitto?

España · Fernando de Haro
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4 abril 2023
Ana Obregón è una famosa attrice spagnola che, dopo la morte del figlio, ha fatto ricorso a una maternità surrogata per avere una figlia.

Ana Obregón è una famosa attrice e conduttrice televisiva spagnola. Molti aspetti della sua vita sono noti, come il dolore che le ha causato la morte del figlio Alex. Obregón ha 68 anni e qualche giorno fa è andata a prendere a Miami una bambina, che chiama sua figlia, concepita tramite maternità surrogata. Questo evento ha riacceso la polemica sull’utero in affitto. Ho voluto scrivere una lettera all’attrice e leggerla in radio.

Cara Ana, non ho il piacere di conoscerti e la prima cosa che devo dirti è che mi dispiace che tre anni fa tu abbia perso tuo figlio Alex a causa del cancro. So quanto sia difficile combattere il tumore. E anche se non conosco il dolore di perdere un figlio, mi sento male al solo pensiero che potrebbe succedere anche a me.

Ana, ho letto che qualche mese fa hai detto a chi ti ascoltava che eri morta anche se eri viva, che il momento migliore della giornata era andare a letto a dormire per qualche ora. Non mi è mai successa una cosa esattamente uguale, ma qualcosa di simile sì. So, come tutta la Spagna, che hai fatto ricorso a una maternità surrogata negli Stati Uniti per sentirti viva. Ho sentito che, nelle tue prime dichiarazioni, dopo aver ricevuto la nuova creatura, hai detto: «Una luce piena d’amore è entrata nella mia oscurità. Non sarò mai più sola. Sono tornata in vita». 

Capisco, perché condivido, Ana, il tuo desiderio di essere accompagnata, che la nostra vita sia utile, duratura. Condivido con te il bisogno di amare ed essere amati, il desiderio di essere padre e madre, la paura di soffrire e morire. Sono desideri inesauribili, inalienabili, quasi infiniti, non quasi, letteralmente infiniti. Ana, il nostro desiderio è umanissimo. Il desiderio di non essere morti viventi. Ma mi sembra, Ana, che ti stia succedendo quello che succede a molti di noi; ingenuamente pensiamo che la proclamazione di un nuovo diritto o, come in questo caso avere un bambino, risolva la nostra solitudine.

Ana, come ben sai, la bambina che hai con te ora è stata nel grembo di una donna che non sei tu, ma che è come te, una madre come te che non vuole stare sola, che vuole amare ed essere amata. Non ho avuto quell’esperienza, né posso averla. Non sono una donna. Ma quella bambina che hai tra le braccia in questo momento è di una donna che è rimasta incinta per avere dei soldi. Ne vale la pena Ana?

Mi piacerebbe avere tue notizie. Un abbraccio.

Artículo publicado en ilsussidiario.net

 

Legge anche: «Dieci anni per ricominciare«

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