Questa guerra è anche nostra

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3 marzo 2026
Di fronte alla provocazione della nuova guerra in Iran, Páginas vuole contribuire con uno sguardo di radice antropologica, come è tradizione nella nostra pubblicazione, che miri alla connessione tra ciò che è apparentemente micro — la nostra vita — e il macro, i grandi movimenti che si producono nel mondo. Per questo offre ai suoi lettori questa nota. Non vogliamo chiudere nulla né dire l'ultima parola, ma offrire elementi per suscitare un dialogo che può essere canalizzato attraverso i nostri forum.

In queste ore osserviamo le mappe del Medio Oriente utilizzate per illustrarci la portata della guerra in Iran. Ascoltiamo analisi geostrategiche che ci spiegano le possibili conseguenze di un conflitto di grandi dimensioni che mette in pericolo la pace mondiale. Vediamo sui nostri cellulari le foto e i video delle esplosioni delle bombe: colonne di fumo su edifici in cui vivono persone come noi. Persone come noi. La guerra non è un’astrazione.

Siamo di fronte a una guerra offensiva che non è giusta. Questa guerra avrebbe potuto essere evitata ricorrendo alla via diplomatica, come si fece fino al 2018. È una guerra senza possibilità di successo che produce mali peggiori di quelli che si cerca di eliminare. È necessario dirlo, ma non è sufficiente.

Per comprendere minimamente questo conflitto non basta conoscere le chiavi internazionali nel momento in cui è scomparso il rispetto per le regole. Non lo capiremo senza la commozione espressa dal Papa nella sua recente visita a una scuola di Roma: «Ancora la guerra!». È il brivido di chi comprende, con sorpresa ferita, che dietro le mappe, dietro le dichiarazioni dei leader mondiali, dietro le colonne di fumo e le discussioni sull’opportunità di attaccare l’Iran — dietro tutto questo — c’è la povera gente, gente come noi, che da alcuni giorni convive con una paura disumana, con la morte, con l’incertezza sul futuro. Non ci facciamo carico del conflitto se anestetizziamo cinicamente il colpo che una guerra implica per la nostra ragione e il nostro affetto. Domani potremmo essere noi sotto le bombe. Ma la guerra non inizia con le bombe.

Leone XIV ha aggiunto alla sua sorpresa una domanda. Senza domanda ci disumanizziamo: «Perché esiste il male?» Perché «l’uomo può scegliere la vita o la morte». Anche noi siamo di fronte alla vita o alla morte. Non siamo estranei al disagio e alla polarizzazione, alla disumanizzazione «dell’altro», che alimenta la guerra. È un problema che tocca l’origine della morale, è un problema che riguarda la soddisfazione che ciascuno cerca e trova nella vita. Dice sant’Agostino: «è felice chi possiede ciò che vuole e non vuole nulla di male». Solo se troviamo ciò che vogliamo, ciò che desideriamo, rifiutiamo il male.

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